Articolo a cura di | Alessandro Pesce
“Per festeggiare il loro anniversario, una coppia di ragazzi, decide di fare un viaggio on the road che attraversa gli Stati Uniti da Est a Ovest. Quando arrivano a Venus in Oregon, sono costretti a fare una sosta a causa di un guasto alla macchina e decidono così di passare qualche giorno in un cottage. La cittadina sembra loro un luogo idilliaco e tutto ha l’aria di essere perfetto fino a quando gli abitanti del luogo iniziano a mostrare strani comportamenti. Maya e Ryan si sentono osservati in modo sinistro, ma cercano di non dare troppo peso alle proprie impressioni. Una notte però, qualcuno bussa alla porta della baita e due individui con indosso una maschera li aggrediscono. È l’inizio di una lunga notte di terrore e di sanguinose torture…”
Reprise dell’Omonimo ,fortunato, film del 2008 di Bryan Bertino; arriva in formato Home Video questo “strano” progetto diviso, appunto, in sorta di mini saga. The Strangers – Capitolo 1 diretto da Renny Harlin accarezza (quasi) tutte quelle caratteristiche lontane dagli schemi del regista Finlandese. Al proprio attivo troviamo piccoli reperti storici Hollywoodiani come Cliffhanger (1993), Blu Profondo (1999) e i non troppo celebrati Horror come Nightmare 4 (1988) e L’esorcista – La Genesi (2004); insomma, tutti lavori che, in un modo o nell’altro (e quasi mai positivi) hanno saputo generare rumore ed espansione giornalistica. Harlin torna al Thriller/Horror con un lavoro che, forse, non aveva bisogno di ulteriori margini narrativi; La volontà di portare sul grande schermo una campagna probabilmente più utile (e adatta) a Netflix che al Cinema stesso, non glorifica la PRE visione di questo film. Le premesse, diciamo, non sono delle più idilliache e valutare una parte che, sostanzialmente, porta al nulla, risulterà essere davvero complicata e, alla fine della pellicola tutti i dubbi salgono a galla come piccoli cadaveri senza una destinazione definita. Questi aspetti potrebbero sembrare altamente devastanti, invece entra in gioco quel fattore che, in certe situazioni, riescono a sollevare le sorti di un lavoro : la tecnica. Nonostante la trama e le dinamiche siano ben note al pubblico, questo capitolo riesce a portare, al proprio arco, ottime soluzioni registiche e un opening che fa ben immaginare la grande qualità tecnica del prodotto finale. Niente di originale ma, vista la scontata soluzione del soggetto, ci si riesce ad aggrappare a qualcosa di grande fluidità. Il reparto attoriale è interamente sorretto dai bravissimi Madelaine Petsch (Maya) e Froy Gutierrez (Ryan), capaci di entrare perfettamente nel ruolo con sopraffina disinvoltura e senso di appartenenza. Tutta la parte “preparatoria” (Perchè in sostanza di questo tratta questo primo atto) viene portata con una grinta di chi sa dover mandare avanti la baracca con un mirino sulla schiena che difficilmente mancherà il colpo, senza però perdere quella professionalità necessaria a rendere credibile ogni azione. Il Thrilling risulta perfettamente bilanciato sotto la standardizzata sequenza di ripetute visite da parte dei Killer Mascherati, abili (come sempre) a manifestare la propria presenza a fasi alterne e lasciando, al pubblico, l’interdizione e del “vedo/non vedo” tanto banale ed abusato quanto sempre funzionale e vincente. Il ruolo dei persecutori è tanto semplice quanto, purtroppo, fin troppo breve e risulterà davvero complicato individuare la pericolosità dell’attitude mentale che porta ad eseguire determinate azioni.
Tutto è rimandato ai prossimi due capitoli, perchè, da quanto annunciato, questa saga verrà composta da tre Film.
The Stranger – Capitolo 1 è un semplice Horror d’intrattenimento che non sacrifica nessuno e che non sminuisce il grande lavoro del 2008; anzi, forse potrem assistere a qualcosa che, inevitabilmente riesce a catalizzare l’attenzione in modo davvero magnetico.
Questa parentesi potrebbe aprire una grande quantità di argomentazioni e ci si dovrebbe chiedere come mai questo Appeal risulti avere una chimica sul pubblico così forte e senza apparire per ciò che non è. Tutto funziona in modo genuino e, grazie ad un soggetto vincente ha la forza di incollare lo sguardo sullo schermo, spegnere il cervello e lasciarsi trasportare dal fascino delle immagini. Questo film ha un vero e proprio senso? quasi sicuramente no, ma ci si trova davanti ad un qualcosa che difficilmente si vede sul grande schermo : un film a puntate non conclusive diluito su lunghissima scala di minutaggio che racconta una storia già raccontata. La sorpresa, però, potrebbe essere dietro l’angolo e ci ci rifiutiamo di immaginare che troveremo un copia e incolla in carta carbone del proprio Ominimo Genitore (anche perchè ai titoli di coda ci si imbatte in un prodotto monco) . Renny Harlin promette fuochi d’artificio e sentiam offrirgli quella fiducia necessaria anche (e solo) per la grandissima cura nel gestire i dettagli e ogni taglio di luce presente nel proprio operato.